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W Momix Forever 2017 – Teatro EuropAuditorium

26 Novembre 2017, ultima data dello spettacolo W Momix forever al teatro EuropAuditorium e a Bologna.
Devo dire la verità; ero partita con un carico di aspettative davvero alto per questo spettacolo e temevo sinceramente che lo spettacolo non sarebbe stato all’altezza di quest’ultime.
E, invece, non so come, è riuscito a superarle e a lasciarmi soddisfatta e stupita.

Lo spettacolo è iniziato con l’apertura del sipario su un cielo stellato come fondale e tre danzatrici munite, ciascuna, di una specie di croce metallica molto flessibile che hanno fatto oscillare con sincronia surreale fino a farle roteare, quasi a ricreare le pale di un mulino a vento fatte vorticosamente girare da un forte soffio.
In un secondo il pubblico è stato catapultato in una notte stellata e ventosa ai piedi di tre mulini a vento stretti tra le colline sinuose di una terra lontana.

Cambio di scena veloce.
Due ballerini/acrobati, un uomo e una donna.
Il pezzo inizia con i loro corpi fusi insieme.

Impossibile distingue gli arti dell’uno dagli arti dell’altro.
Ho usato un nomignolo, escogitato durante lo spettacolo, per appuntarmi tutti i pezzi portati in scena per poi ricordarli una volta arrivata a casa; in questo caso, tanto l’unione dei due corpi era meravigliosa, l’ho appuntato come “groviglio umano”.
Esibizione pazzesca, che richiedeva una forza muscolare straordinaria da parte di entrambi i danzatori ma ciò che mi ha lasciata di stucco è senza dubbio stata la forza addominale della donna (chissà che pancia piatta nasconde sotto quel body)!

Lo spettacolo è proseguito con un pezzo, dal mio punto di vista, straordinario.

Una sensuale fioritura di “garofani rossi”.
Credo che se un gruppo di garofani potesse animarsi, e danzare il Can-can su una melodia soave ed eterea, lo farebbe in questo modo!

 

Dalla sensualità e la delicatezza di soli corpi femminili (sebbene molto tonici e muscolosi) all’esaltazione della potenza del corpo maschile. Tre danzatori uomini occupano ora la scena con una lunga asta per uno. Per dirla tutta c’è stato un discreto inconveniente: due aste hanno urtato una contro l’altra… Cose che succedono. L’esibizione non è stata affatto rovinata da questo incidente, chissà che mortificazione che devono aver provato però!

 

Pezzo successivo molto suggestivo, una danza con drappi di seta bianchi fatti oscillare nell’aria sui quali veniva proiettata una luce che rendeva l’atmosfera magica. Orchidee illuminate da una luce di luna, oscillanti nel vento.

Rullo di tamburi per il quinto pezzo. Tutto il pubblico femminile ha sussultato all’accendersi delle luci.
Senza dubbio la mia vicina di posto, signora imbellettata ultra settantenne e consumatrice accanita di caramelle alla liquerizia, non ha distolto gli occhi un attimo (si lo so, sembra un personaggio uscito da un romanzo, ma è tutto vero!).
All’accendersi delle luci tre danzatori vestiti da ammiccanti cow – boy.
La particolarità? Indossavano, tutti e tre, una specie di trampolo (ma molto più corto), una diavoleria tipica delle esibizioni dei Momix, che hanno usato come perno per creare movimenti particolari.

Prima dell’ultimo pezzo che chiudeva il primo atto c’è stato una breve esibizione con treppiedi luminosi molto suggestiva e ben architettata. Ma a chiudere il primo atto è un pezzo controverso, dal significato non molto esplicito.
Danzatori e danzatrici a petto nudo che danzano tra una proiezione di lettere e geroglifici fino ad avvolgersi in lunghe strisce di carta.
Forse tutto questo rappresentava la nudità dell’animo umano privo di conoscenza e spoglio da influenze culturali che va a vestirsi e prendere una forma attraverso l’apprendimento? O forse la nudità era solo un gesto provocatorio? Non so ma sicuramente mi ha stupito!

Il secondo atto ha inizio con un’immagine, anzi, una doppia immagine oserei dire, che ricorda un po’ la storia di Narciso (interpretato però da una danzatrice).
Un enorme specchio inclinato domina la scena assieme ad una protagonista meno vanitosa ma strettamente legata alla sua immagine.
Immagini stupefacenti create con un solo corpo ed il suo riflesso.

Ed ora il pezzo che ho più apprezzato! Un gruppetto di ballerini che indossano una tuta nera con solo la parte delle braccia fluorescente che spicca nel buio pesto creato sapientemente in sala.

Avete presente uno di quei documentari di National Geographic nel quale mostrano creature marine pazzesche e biolumiscenti nella profondità degli oceani?
Ecco l’effetto ricreato! Un piccolo branco di creature fantastiche che si muovono armoniosamente nel buio assoluto.

Analizzando il lato meramente pratico i ballerini hanno dovuto gestire un’ulteriore difficoltà: presentavano una specie di passamontagna che limitava addirittura la loro vista, questo oltre al doversi destreggiare, verosimilmente, su una scala.
Niente da dire, 10 e lode.

Il pezzo successivo è una doppia versione tridimensionale dell’uomo vitruviano che prende vita. Un duetto di una danzatrice e un danzatore (fortemente acrobati) che domina il palco e lascia a bocca aperta tutti quanti.

Altro pezzo in cui il petto nudo delle danzatrici fa sorgere qualche domanda ma non distrae dall’esibizione vera e propria.
Tre ballerine che muovono e danno vita a tre grossi palloncini che alla fine della performance prendono il volo.
Pezzo interessante, per niente volgare, che affascina e incanta.

A questo pezzo hanno seguito due esibizioni che giudicherei carine, senza infamia né gloria.
Una un assolo di un danzatore con un tavolo e l’altra un ulteriore assolo di una danzatrice che faceva ruotare, girando su sé stessa, uno strano strumento che crea una “ruota” attorno a lei (temevo cadesse a terra dal troppo girare e invece ha avuto un controllo irreale).

Chiudono in bellezza! Esibizione con fantocci dalle sembianze di donna e di uomo.
I primi animati da danzatori e i secondi animati da danzatrici.
Pezzo esilarante, che ha portato in scena la versione caricaturale dello stereotipo di donnetta frivola e di uomo provolone.
Non c’è cosa migliore di chiudere una bella serata con una pura risata.

federica__.__